Buon San Valentino

Il fallimento nell’ amare te: non riuscire ad amarti come tu vorresti.
Il fallimento di poterti dare il fiato invece te lo tolgo. Il fallimento di grandi voli e di grandi salti finiti nella pozza del fango delle parole.

Il fallimento di poterti dare tutto, meno che quello che precisamente tu vorresti. Il fallimento di essere pronta a tutto aprendo le braccia quanto il mondo per fare entrare te con tutto il tuo mondo, e non essere pronta ad aprirle solo per far passare le piume.

L’ ho capito che il nostro amore ha problemi di misure: mentre tu mi chiedi di amarti senza misure io ho bisogno di tutte le misure per amarti. Il fallimento di muovermi con te, in te, sentirmi come una tua costola e scoprire che in qualche punto la costola non si incastra perfettamente con te, pur avendo le tue misure.

Il fallimento di non capire perché qualcosa va storto se tutto è perfettamente in asse. Forse, a conti fatti, il vero amore è amare imperfettamente, perché l’ imperfezione è l’ unica vera misura di cui possiamo essere certi.

Ti ho amato come un Lavoro,e per un imperativo interno molto mio per cui anche in capo al mondo o in un angolo del mondo, io ci sarei stata. Il fallimento di non riuscire a camminare all ‘ unisono con te pur conoscendo e desiderando di vivere l’ ebbrezza di fare l equilibrista, la danza coi miei piedi sui tuoi piedi, per arare dove tu ari. Il fallimento di conoscere la manualità con cui ami la pazienza e il lavoro del contadino e non essere capace di diventare le tue mani nelle manovre microchirurgiche del modo in cui vuoi amare.

Il fallimento di non essere riuscita a trovare il mio posto pur essendo perfettamente simmetrico a quello delle persone che occupano il primo posto nel tuo cuore. Il fallimento di avere scrigni di parole ed espressioni che non mi hai mai sentito pronunciare, e finire sempre col dire le stesse cose che ti saturano. Il fallimento di avere tutto il mondo in una mano e di non poterlo godere. Il fallimento di non sapermi esprimere più perché sono avvizzita, e di non aver più potuto trovare le parole alternative alle solite, per dirtele almeno in modi che potessero essere sempre diversi, così da non farti stancare.

Se un giorno scoprirò che mentre percorrevo ignara questa parabola di Icaro, ciò che contrastava la luce non erano nuvole, ma tu con grandi ali di cera più vicino al sole di quanto già lo fossi io, entreremo nel sole cadendo giù sulla terra e sull’ erba, io con i tuoi occhi, tu coi miei.

Questo mio scritto lo dedico a tutte quelle coppie che si perdono…o che credono di essersi perse… Pensando di non amarsi più o di non amarsi abbastanza per restare insieme.
LAURA NAPOLI

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