La misteriosa autorevolezza di una donna del Trecento proclamata Patrona d’Italia il 19 giugno 1939

Caterina da Siena (1347-1380), figlia del  tintore Jacopo di Benincasa e di Lapa di Puccio di Piagente,  non era una suora  e nemmeno una monaca, ma una laica del Terz’Ordine domenicano.

Nel ‘300 la donna non era emancipata e  riscontrava enormi difficoltà in ambito ecclesiale e sociale, eppure Caterina da Siena, quasi illetterata  entrò nella politica internazionale dell’epoca  scrivendo lettere infuocate  a cardinali, prelati, religiose, re e regine, signori reggitori di città e repubbliche e persino al Papa (l’Epistolario), ottenendone  ascolto, stima e riconoscente considerazione. Non a caso era in lei ” l’arte di scolpire i pensieri” (G. Papini). Fu  infatti  una  “Mantellata di San Domenico” ovvero discepola del ” Santo atleta”, come è stato definito da Dante nel XII canto del Paradiso, Domenico di Guzman (1170-1221). San Domenico aveva infatti convertito gli eretici e infiammato i cuori tiepidi con l’arte  della sacra eloquenza e con la tenerezza. Il fuoco della parola  le veniva  dallo zelo per Cristo e, in più occasioni, Caterina  si confrontò  con potenti uomini di governo ai quali ricordava che l’autorità è sempre “prestata a tempo, secondo che piace alla divina bontà”. Caterina da Siena  fu  anche a capo della missione diplomatica organizzata dai fiorentini   a favore del ritorno del Papa dalla Cattività avignonese” (periodo della storia della Chiesa dal 1309 al 1377);

la sua azione fu così efficace, che Gregorio XI volle l’assicurazione della presenza di Caterina, già in odore di santità, in occasione del suo rientro a Roma proprio perché riteneva che lei potesse essere scudo e difesa della sua stessa persona. Caterina da Siena fu canonizzata nel 1461,dopo un lungo e difficile processo e proclamata  Compatrona di Roma nel 1866  da Pio IX. Nel 1939  Pio XII le diede il titolo di Patrona d’Italia (insieme a Francesco d’Assisi) perché “si adoperò  efficacemente per ridurre e ristabilire la  concordia degli animi e delle città e contrade della sua Patria e, mossa da continuo amore, con suggerimenti e preghiere  fece tornare alla sede di  Pietro in Roma i romani pontefici  che quasi in esilio vivevano in Francia “.

Nel 1970 Paolo VI la proclamò Dottore della Chiesa Universale perché, pur essendo semianalfabeta ci ha tramandato scritti sublimi (Dialogo della Divina Provvidenza e l’Epistolario). Nel 1999, infine,  Giovanni Paolo II la dichiarò  Compatrona d’Europa, insieme a Santa Brigida di Svezia e a  Santa Teresa Benedetta della Croce .

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>