San Domenico

San Domenico di Guzmàn

Santa Caterina da Siena (1347-1380) era una  “Mantellata di San Domenico”, non era una religiosa ma una donna comune che  donò la sua vita al servizio della Chiesa seguendo  l’esempio di San Domenico; era dunque, per dirla con un termine nato successivamente, una “terziaria domenicana” .

Nella Chiesa, l’ Ordine dei laici è terzo dopo quello dei sacerdoti e delle suore che è il primo,   e quello  delle monache di clausura che è il secondo. I laici sono uomini e donne  battezzati che, davanti alla comunità,  fanno la promessa solenne di vivere il cristianesimo, nel caso della famiglia domenicana,  con lo stile di San Domenico di Guzmàn. Ma chi era San Domenico? Vediamolo in questo articolo-intervista apparso sulla pagina della Cultura del  quotidiano La Sicilia, pag. 20, giovedì 23 maggio 2019.

IL 24 MAGGIO 1233, DOPO 12 ANNI, FU RIESUMATO IL CORPO DI DOMENICO DI GUZMAN, “IL SANTO ATLETA”, FONDATORE DEI FRATI  PREDICATORI. intervista a fra Giuseppe Damigella, priore dei Frati Predicatori del convento di  Catania, specialista di Teologia dogmatica,  Mariologia ed Estetica teologica

Domenico, figlio dei nobili Felice di  Guzmàm e Giovanna d’Aza, nacque a Caleruega (Castiglia) nel 1170. Il nuovo Ordine dei Predicatori, secondo le intenzioni del Sacerdote spagnolo,  avrebbe dovuto votarsi a una predicazione universale e itinerante; una formula di vita conventuale, dunque, sarebbe stata più idonea a servire il nuovo carisma, anziché quella monastica. L’anniversario della “Traslazione” di san Domenico ossia la riesumazione del suo corpo (24 maggio 1233) è messa agli atti del processo di canonizzazione come fatto prodigioso. Il profumo sprigionato dal cadavere, dopo 12 anni, impregnò per giorni i vestiti  degli astanti (uomini del popolo, autorità  e  notabili presenti alla ricognizione) molti dei quali furono guariti da alcuni mali. Domenico era già morto da  trent’anni ( nel 1221, canonizzato nel 1234 da Gregorio IX) quando  nel 1252, con la bolla Ad extirpanda indirizzata ai podestà di Lombardia, Romagna e Marca Trevigiana, Innocenzo IV autorizzò l’uso della tortura per reprimere gli apostati della Fede. I  Domenicani ebbero una parte rilevante nella  santa Inquisizione e ancora nel XV secolo il terribile domenicano Torquemada fu inquisitore generale. Come spiega questa ‘conversione’ dell’Ordine al servizio della repressione? La Chiesa, a fronte del dilagare delle eresie (come la catara e l’albigese nel medioevo) doveva difendere la Fede  e la Dottrina,  si avvalse dell’Ordine dei Predicatori, i custodi dell’ortodossia. I Domenicani, così,  credevano di svolgere in obbedienza alla Chiesa, un servizio ecclesiale. Va detto con chiarezza che si è trattato di un periodo veramente  buio della Chiesa,  e non possiamo assolvere ciò che non è assolvibile. Tuttavia molti fatti cruenti che avvennero, furono legati esclusivamente alla personalità dei singoli frati inquisitori che non riflettevano certamente  la volontà  del Fondatore. Penso agli episodi più famosi riportati da tutti i biografi, ovvero la conversione dell’oste di Tolosa e di un gruppo di  donne catare di Prouille. Penso anche  a figure postume legate a san Domenico: Santa Caterina da Siena (1347-1380), “Mantellata di San Domenico”,  che aveva “l’arte di scolpire i pensieri” (G. Papini) e che, in un’epoca in cui la donna non era affatto emancipata, quasi illetterata riuscì a entrare nella politica internazionale dell’epoca. Penso a Giorgio la Pira (1904-1977), laico domenicano anche lui, che da sindaco di Firenze intervenne nella politica nazionale e internazionale negli anni della Guerra Fredda e fu amato dalla gente, stimato dai grandi personaggi dell’epoca. Papa Onorio III,  nel 1217, approvò la Regola di Domenico e ne fece un Ordine  di Predicazione a servizio della Chiesa universale. Dante, nel XII canto del Paradiso, definisce Domenico di Guzmàn “il santo atleta”. Allora mi chiedo: Dove risiede la forza dell’eloquenza domenicana? La predicazione domenicana è una predicazione dotta, ciò non significa che è intellettualistica e  che fa sfoggio di erudizione con il prossimo. Significa invece , o dovrebbe significare, che è al servizio della cultura e dell’intelligenza, che  lo studio è strumento di conoscenza; “più si conosce e più si ama”, diceva san Tommaso d’Aquino. Studio e  meditazione per pregare e giungere alla  contemplazione del divino, poi condividere con il prossimo questi tesori intimi  e farli diventare azione, questo è il carisma  domenicano. San Domenico adottò la Regola di S. Agostino aggiungendo delle “Consuetudini”, però non scelse per il suo Ordine la vita monastica, perché? Perché san Domenico, uomo medievale, volle un Ordine religioso, diremmo oggi, ‘democratico’, in cui il superiore non fosse   superiore ‘gerarchicamente’ come lo era l’abate , ma priore fra i pari, primo fratello tra i fratelli. La predicazione domenicana, per natura dinamica,  sarebbe rimasta stretta dentro i monasteri; san Domenico, infatti,  ‘disperdeva’  i suoi confratelli inviandoli ,a due a due, a predicare.

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